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Mentre il riso bolle in pentola io piango.

Perché ?

Semplice.

Abbiamo la copertina, il gentile editore mi ha inviato la copertina completa, a vedermela davanti tutta come la desideravo e anche di più mi è venuto da piangere.
Sembra una cosa normale, tutti mettono in pubblicazione un libro, tanti pubblicano più e più volte.
Essendo per me la primissima esperienza mi sono arrovellata affinché fosse graziosa.
Sarebbe andata bene anche nel caso avessimo deciso per caratteri cubitali in bella mostra.
Ma la cosa di sicuro di maggior effetto è mettere su fronte e retro immagini che rimandino al testo.

Perche molta gente quando sceglie un libro si affida alla copertina.
Da una parte hanno ragione.

Un potenziale lettore che non conosce un nuovo autore e l’ argomento trattato, deve non solo dribblare sull’ alea di non affidarsi a un tam tam mediatico, ma ragionevolmente venire indotto a saggiare un nuovo territorio dello scritto.
Allora un sentiero alto e maestoso tra nomi sontuosi di autori rimbombanti o un ruscelletto frescolino di nuove idee frizzantine?

Detta franca quanti nomi famosi abbiamo nelle nostre librerie casalinghe e non leggiamo posticipando ?
Quanti libricini di autori emergenti ci hanno stupiti stupefatti li conosciamo solo noi e non presteremmo mai quei libri a nessuno!
Ebbene io ho un sacco di libri in bella mostra di autori che non conosce nessuno ma che mi hanno dato tanto.
Quando un libro ti rimane dentro, ti aiuta, ti illumina, lo sai solo tu e non hai nemmeno bisogno di dirlo.
Per chi lo pubblico ?
Quale lettore voglio ?
Voglio i bambini.
Non quelli allegri cicciottelli e forti.
Voglio come lettori i bambini emaciati pallidi filiformi passivi.
Voglio che mi leggano bambini che hanno problemi con la pipì che la fanno a letto, fuori dal gabinetto, che si bagnano, e che sono fottuti da mille paure.
Bambini come me.
Come ero io.
E ce ne sono.

Venite da me.

Voglio come lettrici le mamme.
Anche in divenire, col pancione o con le Pma .
Voglio mamme sole, tristi, insicure, filiformi, o che ingrassano di ansia.
Madri preoccupate, ansiose, paurose, che a volte la danno a bere a tutti che ce la fanno, ma invece di notte bagnano il dito indice in bocca, poi lo mettono sospettose a un centimetro dal nasino dei loro figli, che dormono senza quasi respirare.
Voglio madri che piangono, madri malferme nella salute e che hanno davanti una maternità difficile.
Sto cercando voi.
Il libro si chiamerà guarda un po’ la Grazia.
Insieme possiamo, insieme la Grazia è possibile.

 

La Grazia
La Grazia

Di grazia una Poesia

Stamane ho raccolto alcuni libri perchè dovevo attendere una mezz’ oretta, e pensando di colmare l’ inedia, ho deciso di farmi compagnia con una buona lettura.

Poichè le mensole straripano, ho utilizzato alcuni cassetti per tenervi dei libri mammut ossia quelle raccolte omnie dove tutte le opere dell’ autore vengono rilegate assieme.

la scelta è caduta su un libricino di poesia di Leopardi, che trovo originale nei suoi duecento anni e di cui scrissi un racconto che prima o poi condividerò con voi.

Non conoscevo la poesia di apertura e devo dire che è molto ben scritta.

Questo poeta dipinge con le parole tanto da rendere sopportabile la lungaggine, e non è da tutti.

Poi giorni fa ho fatto una foto che vale come premessa del libro, giusto per dare indizi, così in minima parte, ma per vederla dovrete aspettare, perchè è sull’ ipad.

Amo il mio paese, amo la mia vita, e amo il libro che sta per uscire, anche se ho mille dubbi.

mettersi in azione o lasciare le cose come stanno ?

Immagino Leopardi sollevare la piuma o il pennino e intingerlo nell’ inchiostro, stemperare su un panno il superfluo, e osservare me asserendo

Donzella mia cara gli scritti son fatti per essere ascoltati, scrivi dunque, allevia la tua tensione, brama.

In effetti a cosa mi è servito cercare di far pubblicare questo libro ?

Di là c’è mio figlio che ha appena finito di prepararsi delle pizzette con sugo fresco, ha lavato la padella, il suo piatto e le posate, ma queste cose le faceva già a marzo.

Quando mi è venuta la tentazione di imprimere su carta un evento e poi portare a stesura un diario raccolto sulle onde.

Mio figlio ha deciso questa settimana di rassomigliare pesantemente a un suo idolo Jhonny Deep, e non vi dico in quale interpretazione.

Sempre meglio che farsi tatuare da capo a piedi.

Eppure da marzo siamo molto maturati e affiatati, questo libro è stato un filo conduttore sottile, come se avessi messo a terra una matassa e un filo dipanato avesse strusciato lungo le stanze, tra i corridoi, nel giardino, in ufficio, tra la gente.

Il filo me lo sono portato dietro in auto, per strada, lanciandolo sulla riva, quanto ho camminato, quanto ho salito e sceso scale, con un filo nella mente, tra le idee ?

E ora proprio ora che mi veniva di dire a tutti FACCIAMO UN BELL’ APPLAUSO ALL’ EDITORE che ha creato una copertina da un’ idea, frazionandola, intessendola, e sovrapponendo cinquemila anni di storia.

Ebbene proprio adesso che siamo vicini al traguardo della pubblicazione ho paura.

Gli ho scritto ” Così sto pensando a uno pseudonimo, che dici di questo o questo ?”

Pseudonimo è quando senti forte il tanfo di mille cose, quando i capaci li hanno ….chiamati incoscienti, quando senti che vorresti scrivere una lunga lettera a Umberto Eco e chiedergli scusa di non aver capito, di aver letto con superficialità.

Pseudonimo è un ombrello di chi vuol cambiare questo sporco mondo e tirare su la bella Italia che Giacomino vedeva a terra piangere con la testa tra le ginocchia.

E non aveva visto ancora niente.

Pseudonimo è voler tendere la mano a Dei bambini che si arrendono, e li prenderesti a ceffoni pur di non farli arrendere.

Pseudonimo è quando la gente ostenta cose comprate con i diritti dei bambini e gli vorresti tirare via i bambini dalle unghie.

Lo so che è imbarazzante a dirsi ma leggetela è molto brutale

 ALL’ITALIA

 

O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov’è la forza antica,
Dove l’armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl’italici petti il sangue mio.Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Nè ti conforti? e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L’Itala gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui,
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.

Oh venturose e care e benedette
L’antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre;
E voi sempre onorate e gloriose,
O tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch’alme franche e generose!
Io credo che le piante e i sassi e l’onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprìr le invitte schiere
De’ corpi ch’alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l’Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d’Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l’etra e la marina e il suolo.

E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch’offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch’al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Nell’armi e ne’ perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell’acerbo fato amor vi trasse?
Come sì lieta, o figli,
L’ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e duro?
Parea ch’a danza e non a morte andasse
Ciascun de’ vostri, o a splendido convito:
Ma v’attendea lo scuro
Tartaro, e l’onda morta;
Nè le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l’aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.

Ma non senza de’ Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L’ira de’ greci petti e la virtute.
Ve’ cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra’ primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
Ve’ come infusi e tinti
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d’infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L’un sopra l’altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.

Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall’uno all’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch’io per la Grecia i moribondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.

e la foto del bracciale dell estate un indizio per il libro

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