Quasi pronto quasi

Rullo di tamburi, la parte finale del libro mi piace !
Lo so che gira voce che mi sia abbioccata sugli appunti, che vado dicendo in giro che è tempo di correzioni, e come il buon vecchio autore americano sto sulle mie.
Ma non è così voglio rendervi partecipi di questo mio delirio di onnipotenza, quando un autore vuol diventare pubblico è inutile che faccia il modesto.
Mi sento onnipotente, è solo che tra la Mission iniziale e la parte godereccia delle parole mi sono incastrata nella brutale grammatica.
Oggi tutti scriviamo come con sette note musicali sporche e arrotate, mescoliamo la nostra lingua a idiomi lontani.
A me fa sbellicare il francese che crede di essere tale e invece è napoletano.
Non il contrario, perchè il napoletano non lo domini mai, chiunque giunge a Napoli e crede di farla sua ne rimane devastato, portandosela dentro per sempre, e passandola per generazioni.
E quando leggo quei buffi nomi in quel negozio svedese, quello è nato a Napoli, e non lo sa.

Spagnoli smorfiosi, sono arrivati con le retine in testa per non far volare i capelli e invece sono tornati a casa con il dialetto napoletano nella mente, dimenticando cosa erano venuti a fare.

Il mondo è un rimescolio continuo, io son di qua e te di là, siamo tutti un’ unica cosa Napoli.
Tutto il mondo è una piccola tazza di caffè, nero, fumante, zuccherato e con quel retro gusto di cioccolato.
Il mio libro sarà, perchè presto sarà, un dialetto sgualcito, pieno di ritmi e ritornelli, e punto e punto e a capo.
Per mettersi bene in testa qualcosa bisogna leggerla almeno cinquanta volte, altrimenti finito il libro l’ avrete già dimenticata.
Troveranno i lettori il nero, e tanto oro, luce e catacombe.
Con il coperchio alzato però.
Una volta da piccola sognai che ero tumulata viva con una bambina in una parete, e lei non parlava, e non si ribellava, e ho letto poi molto poiSONY DSCche queste cose le facevano.
Anni fa sognai che cercavo di far uscire mio padre dalla bara, poco dopo la sua morte, stando accanto a lui e premendo forte verso il coperchio fino a sentire la terra sotto le unghie.
La vita c’è chi dice che è una lotta, io dico che è una ricerca, fatta con le torce, senza paure, illuminando le zone buie.
Il mio libro è una zona di sconforto totale, per vivere bene.
Per vivere la vita.